Riecco i clienti, grazie ai cinesi

«Riecco i clienti. Grazilo lo e ai cinesi»

Il Pontetorto: «Loro pensano al mercato interno, Europa e Usa tornano da noi»

di STEFANO DE BIASE

«NEL CORSO DEL 2010 c'è stato un importante segnale di ripresa sul fronte della quantità di ordini ricevuti, provenienti soprattutto dai nostri storici clienti europei. La spiegazione? Semplicemente non sono rimasti soddisfatti del modo di lavorare delle imprese cinesi alle quali si erano nel frattempo rivolte e hanno deciso di puntare sui nostri prodotti di qualità. Che peraltro benconoscevano».

Non ha paura di pronunciare la parola «ripresa» Luigi Banci, managing director del lanificio Pontetorto, con sede a Montemurlo, uno dei gruppi del settore tessile più importanti non solo di Prato. Dopo il periodo di grande crisi vissuto nel 2009, l'anno appena terminato ha visto una interessante inversione di tendenza per l'azienda e il lavoro è tornato sui livelli degli anni precedenti alla crisi.

«L'80% circa dei clienti europei si approvvigiona di tessuti in Cina, andando a risparmiare fino al 70% rispetto ai nostri prezzi commenta Banci - In questo periodo però le aziende produttrici cinesi stanno prediligendo il mercato interno, fornendo i connazionali e trascurando i clienti esteri con ritardi nelle consegne e produzioni di scarsa qualità». «Una politica - prosegue Banci - che ha suscitato un diffuso senso di insoddisfazione soprattutto fra gli acquirenti europei ed americani che hanno deciso di tornare all'antico» .

IL SEGRETO del successo della Pontetorto è racchiuso in due elementi: sviluppo continuo della ricerca e forte aggressività sul mercato. «Anche nei momenti di vera crisi non abbiamo mai smesso di produrre materiale, presentandoci a tutte le fiere internazionali di maggiore spessore, con più di quattrocento articoli per stand continua - Inoltre abbiamo sempre cercato di diversificare le nostre produzioni, puntando forte su tessuti particolari e tecnicosportivi, una scelta che da quasi trent'anni ci regala soddisfazioni. Di pari passo non abbiamo mai smesso di investire in ricerca e creatività, affidandoci a personale estremamente qualificato e dotandoci anche di un laboratorio interno per il controllo della qualità». Durante l'incontro svoltosi proprio nella sede della Pontetorto, martedì scorso, la console cinese Zhou Yunqi ha promesso un canale preferenziale fra Montemurlo, Prato e il mercato orientale. ma si tratta di una dichiarazione che lascia scettico Banci: «Abbiamo già lavorato in passato con clienti cinesi - riferisce - ma gli ordini sono sempre stati sporadici, senza riuscire ad instaurare rapporti fissi. Una situazione ben diversa rispetto al Giappone, dove se dimostri di garantire qualità ottieni la fedeltà dell'acquirente. Le prospettive però potrebbero cambiare con l'inserimento della politica, garantendo maggiore affidabilità in un mercato che fa gola a tanti, visto che ha davvero potenzialità enormi, anche nel settore del fashion femminile».

INFINE il rapporto con i giovani, una risorsa sulla quale investire in previsione futura. «Attualmente abbiamo aderito ad un programma con l'istituto Buzzi - conclude Banci - aprendo le porte della nostra struttura per circa un anno a due fra gli allievi più promettenti. Con questo accordo garantiamo una possibilità di crescita di massimo livello a questi ragazzi che con l'aumentare della loro esperienza potrebbero un giorno rientrare nell'azienda da veri dipendenti esperti».

Leggi Articolo Completo


 


Pontetorto e' fiducioso: "Segnali di ripresa"



Pontetoro è fiducioso: < Segnali di ripresa»

«Da noi tornano i clienti insoddisfatti delle produzioni in Cina»

MONTEMURLO. Ripresa o "ripresina". Si sono sentite queste parole ieri mattina alla Pontetorto, durante la visita della delegazione cinese guidata dal console Zhou Yunqi. A spiegarne i motivi Luigi Banci, uno dei proprietari dell'azienda fiore all'occhiello del panorama tessile montemurlese.

Tornano i clienti. «Può sembrare un paradosso ma la Cina si sta concentrando sempre di più sul proprio mercato interno strascurando l'export». Insomma, la Cina sembra guardare con maggiore convinzione in casa propria e i clienti tornano anche a Prato.

«Tornano da noi perchè insoddisfatti del trattamento ricevuto dai cinesi: su questo

non c'è dubbio e non c'è dubbio che per noi questo suoni come un segnale di ripresa aggiunge Banci - è una tendenza che noi percepiamo in modo marcato ed è importante per tutto il settore. Però non dobbiamo farci troppe illusioni, dobbiamo stare coi piedi per terra». Cautela quindi, ma alla Pontetorto le cose sembrano andare come sono quasi sempre andate: a gonfie vele. «Effettivamente dopo il calo accusato nel 2009, lo scorso anno abbiamo recuperato completamente quello che avevamo perso in precedenza - ammette il contitolare del lanificio - e il nostro portafoglio ordini è in questo momento davvero lusinghiero».

Fashion al femminile. Passata indenne o quasi la crisi, Pontetorto guarda adesso alla Cina con sempre maggiore interesse, soprattutto perchè da qualche tempo a questa parte sembra sbocciato il mercato del fashion al femminile. «E' vero, finora i tessuti di alta gamma erano indirizzati soprattutto a una clintela maschile mentre adesso notiamo una grande richiesta anche per il fashion destinato alle signore

spiega Luigi Banci - quello cinese è un mercato che sarebbe stupido non considerare perchè ha potenzialità enormi. Abbiamo fatto degli incontri e non senza qualche difficoltà stiamo cercando di affermarci. Credo che in futuro potremo prenderci grandi soddisfazioni».

Pontetorto. Il lanificio Pontetorto fattura dai 50 ai 55 milioni d'euro all'anno. Del suo fatturato l'80 per cento proviene dall'export. Esportazioni divise tra i due tipi di produzione dell'azienda: quello fashion (55%) e quello tecnico (45%). Esportano anche in Cina ma non quanto fanno con l'America o il Giappone.

Alessandro Pattume

Leggi Articolo Completo


Alla scoperta della nostra realtà tessile nelle fabbriche Nuove Fibre e Pontetorto


«LE ATTIVITÀ DEGLI IMMIGRATI Si APRANO AL TERRITORIO»

Alla scoperta della nostra realtà tessile nelle fabbriche Nuove Fibre e Pontetorto

NON SOLO integrazione e dialogo, ma anche scambi commerciali ed esportazioni. La visita del console cinese a Montemurlo è stata sfruttata dall'amministrazione locale e da alcuni fra i più importanti imprenditori del territorio, come le ditte Nuove Fibre e Pontetorto, anche per allacciare i primi rapporti ufficiali le istituzioni cinesi in vista di possibili collaborazioni dal punto di vista economico. «La mia azienda esporta circa l'80% dei prodotti realizzati sia nel settore del fashion che dell'abbigliamento sportivo tecnico -sottolinea Luigi Banci, titolare

della ditta Pontetorto- le destinazioni variano dall'Europa, agli Stati Uniti, fino al medio-oriente. Riuscire ad agganciare un mercato di qualità anche in Cina sarebbe un importante successo per il nostro distretto". All'incontro ha preso parte anche la Provincia di Prato, con la presenza dell'assessore Ivano Menchetti, tra l'altro ex sindaco di Montemurlo. «Questa è una iniziativa che va nella giusta direzione -dice- è fondamentale garantire un rapporto istituzionale con le alte cariche della comunità cinese, che ormai rappresenta una parte sostanziosa

del distretto economico locale. Questa visita ufficiale ci ha inoltre fornito la possibilità per far conoscere al console le attività promosse dalla Provincia e rivolte verso i temi dell'integrazione, ponendo le basi anche per il futuro». Grande l'interesse mostrato verso le produzioni delle aziende montemurlesi: «Dobbiamo lavorare tutti insieme -dice Zhou Yunqi- per favorire l'integrazione e perché le attività commerciali gestite dagli immigrati si aprano al territorio».

S.D.B.

Leggi Articolo Completo


Le eccellenze del tessile pratese

 

Corriere della Sera - lunedì 7 Giugno 2010
Le eccellenze del tessile pratese
Pontetorto , oltre il cardato
Diversificazione nel tessile, innovazione e dinamismo commerciale. Una strategia che, dagli anni ’80 , ha permesso al lanificio Pontetorto di fronteggiare la pesante crisi che ha colpito il settore.
‘’ Per primi – spiega il Presidente Enrico Banci - abbiamo iniziato a diversificare la nostra produzione orientandoci verso il settore dello sportwear e del fashion.Ci siamo inoltre posizionati su diversi mercati e infine abbiamo investito nella creatività e nell’innovazione. 
Il lanificio Pontetorto ha una lunga tradizione alle spalle, che gli ha permesso di consolidare le proprie quote di mercato e creare prodotti innovativi e fashion.
‘’ Da diverso tempo – spiega l’amministratore delegato Luigi Banci - abbiamo riorganizzato la nostra azienda secondo un’idea moderna di divisione dei ruoli e indipendenza di ciascun settore. Questo garantisce una certa flessibilità che, ovviamente, crea un servizio sempre migliore per i nostri clienti ‘’. 
Il lanificio rappresenta un esempio eccellente anche per quanto riguarda l’organizzazione produttiva mantenendo al suo interno le fasi del finissaggio e della tessitura. Nonostante la lungimiranza dei tre fratelli Banci , anche per il Lanificio Pontetorto il 2009 e' stato un anno difficile: ‘’ abbiamo registrato una flessione nel fatturato dopo anni di crescita anche a doppia cifra, spiega Elena Banci, responsabile marketing - tuttavia nei primi mesi del 2010 siamo tornati a crescere’’.
La famiglia Banci comunque non ha mai smesso di credere nel settore tessile . ‘’ Guardando al futuro – spiega il Presidente – abbiamo intenzione di dedicare sempre più risorse al settore sanitario e a quello del workwear che, anche se partiti recentemente , stanno fornendo dei numeri interessanti. Per questo abbiamo attrezzato un laboratorio che si occupa delle certificazioni . Pensiamo anche ad aprire un impianto produttivo nel Nord Africa dove realizzare i nostri prodotti Basici con l’obbiettivo di aumentare i volumi di produzione ‘’. Tra i progetti in fase di completamento anche l’impianto fotovoltaico che fornirà energia per circa Il 95% del fabbisogno.


Il cardato torna protagonista

Il Tirreno 27/11/009 
La borsa rigenerata made in Prato al forum di Copenhagen
PRATO. Seicento tra i più importanti operatori del mondo della moda, con l'obbiettivo di fare il punto della situazione sul futuro eco-sostenibile dell'industria della moda. E' il Fashion Summit 2009 che si terrà a Copenhagen il 9 dicembre. Prato, e il suo "Cardato Regenerated CO2 Neutral", saranno tra gli assoluti protagonisti.

I danesi non credevano ai loro occhi e hanno voluto farne la goody-bag della manifestazione. Una borsa ottenuta dal riciclo di un tessuto nero, il marchio pratese in bella evidenza. Credevano fosse tinta. Invece no.
E' in questo modo che la borsa made in Prato, e tutto il materiale sul rigenerato pratese che vi è contenuto, sfilerà insieme ai seicento partecipanti al forum danese. Un forum sul futuro dell'industria della moda che affiancherà la quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, quella che, dopo Kyoto, chiamerà a decisioni di vitale importanza per il futuro del nostro pianeta.
Dopo l'interesse suscitato in gennaio e la presentazione delle prime collezioni a impatto zero alla fiera parigina di Premiere Vision lo scorso settembre, il cardato rigenerato pratese ottiene un altro importante riconoscimento a livello internazionale. Ed è con grande soddisfazione che Carlo Longo, presidente della Camera di Commercio di Prato, commenta il ruolo del tessuto pratese in una così importante manifestazione.
«Questo è un ricoscimento importantissimo per tutta la città di Prato, per la sua tradizione e per la sua capacità imprenditoriale. E' l'occasione che porterà Prato e i suoi prodotti all'attenzione dei maggiori operatori specializzati nel settore della moda dopo l'ottimo successo già ottenuto a Parigi - commenta Carlo Longo - ma è anche un riconoscimento che ci dice altre cose importanti. Innanzitutto che quella del cardato rigenerato e dell'ecostenibilità è senza dubbio la strada del futuro, quella che dobbiamo perseguire e valorizzare con ancora maggiore convinzione. E poi ci impone una riflessione particolare, una riflessione sulla responsabilità - conclude il presidente della Camera di Commercio - la nostra responsabilità di lasciare alle generazioni future un mondo decente almeno quanto quello che abbiamo trovato noi. Dobbiamo insomma riuscire a cambiare qualcosa». Il concetto di responsabilità torna anche nell'esposizione di materiali che, sempre il 9 dicembre, avverrà all'Opera House di Copenhagen. 
Una grande mostra di materiali presentati come la sinergia perfetta tra creatività, ricerca, innovazione e ecosostenibilità. Combinazioni per la moda del futuro insomma, in cui Prato non poteva ovviamente mancare. Certo il "Cardato Regenerated C02 neutral", il marchio registrato della Camera di Commercio, ma anche altri tessuti di aziende pratesi come Pontetorto Spa, Mario Boselli Holding, Fa-Ma Jersey Spa e Filpucci Spa.

Alessandro Pattume


In lizza per l’Oscar del tessuto - Sette stoffe dell’eccellenza pratese in gara per i Premiere Vision Awards

Prato. C'è una Prato che è un passo avanti. Una prato che nonostante la crisi continua a investire in ricerca e che produce tessuti a cinque stelle. A scovarla è stata l'organizzazione della fiera Premiere Vision che per la prima edizione degli "Oscar del tessuto", i Pv Awards, ha inviato nella città tessile sette nomination per altrettante aziende. Una selezione effettuata su migliaia di campioni.
 

Le aziende cha hanno avuto una nomination per un proprio tessuto sono 62, arrivano da tutto il mondo, e sono state scelte fra le 700 aziende che esporranno alla fiera francese. Prato sarà in gara con ben sette aziende. Già un buon piazzamento. E la vera novità è che la squadra del distretto ( Texapel,lanificio Rafanelli, lanificio Breschi, lanificio di Vaiano, lanificio Luigi Ricceri, lanificio Rosestein, Milior e Pontetorto) vede realtà imprenditoriali molto note e di grandi dimensioni ma anche lanifici con una manciata di dipendenti anche se con fatturati milionari e un buon curriculum fra gli addetti ai lavori.

Il comune denominatore di tutti i tessuti selezionati è il fatto che si tratta di prodotti innovati ma che alla base hanno lavorazioni già note alla tradizione tessile toscana.

I premi saranno quattro e i nomi delle aziende vincitrici saranno resi noti venerdì 18, ultimo giorno della fiera tessile parigina. Quattro premi quante le selezioni individuate: il tessuto più singolare e più simbolico per la moda del futuro, quello che stimola maggiormente sensi ed emozioni per le qualità tattili, il più tecnologico e innovativo e infine, quello più audace, tecnico e con particolare decorazione o finissaggio. La giuria è presieduta da Veronique Nichanian e composta da otto protagonisti della moda mondiale: Fabrizio Flaccomio, responsabile ricerca tessuti per Prada, Olivier Horton, giornalista, Hirofumi Kurino, senior advisor per United Arrows, Nicolas Lepoutre, coordinatore della ricerca materiali per Luis Vuitton, Florence Muller, docente all'Ifm di Parigi, Marc Ossedat, stilista per Le Printemps, Kevin Tallon, creative intelligence di Central Saint Martins e Pascaline Wilhelm, direttrice moda di Premiere Vision.

Il lanificio Breschi è stato selezionato «per un tessuto audace, in puro cachemire, tinto a mano con una tecnica speciale a chiazze». Rosestein invece è in nomination per un tessuto molto leggero con una screziatura jaquard. «Una sorta di richiamo al gusto batik», spiegano dall'azienda.

Il lanificio di Vaiano è in lizza per un tweed fantasia lavorato con 10 fili. «Un tessuto molto ricercato – spiegano – ed estroso».

Per Pontetorto la stoffa scelta è un classico: «Una lavorazione pratese tipica degli anni Settanta che noi presentiamo in un peso di appena 360 grammi al metro lineare». Da Rafanelli si trova invece un tessuto double face con un lato lavorato in aguglieria. Milior invece rivisita un tessuto stretch per pantaloni da sci di una vecchia collezione inserendo la lana. «Un articolo assolutamente non facile se un'azienda non ha storia e tradizione», spiegano dalla fabbrica di via Pistoiese.

Ilenia Reali


Collezioni Trends Settembre - Per un nuovo stile di vita anche il business cambia

 

Nata a Prato nel 1952, Pontetorto è stata la prima azienda italiana a produrre pile, nel 1984. Da sempre ecologicamente consapevole, ha lanciato di recente la linea Pontetorto Ecosystem, che utilizza materie prime quali il poliestere riciclato, i polimeri ricavati dal riciclo di bottiglie di plastica, i filati che derivano da capi d'abbigliamento riciclati. Dopo il fortunato debutto del pile realizzato con poliestere riciclati, l'azienda continua nell'utilizzo di fibre e filati "ecofriends", come il bambù e il cotone organico.


I campioni dello sport vestono hi-tech

Dalla mitica maglia di Bartali al costume di Phelps. Tessuti 'magici' in mostra a Prato.
 

PICCOLA, quasi lisa, affascinantissima nel suo stile austero e povero. Se ne sta chiusa sotto vetro con tanto di cornice e brilla nel colore che l'ha resa mitica. E' la maglia gialla che Gino Bartali conquistò nel luglio del 1948 al giro di Francia e che dal 20 giugno tutti potranno ammirare come cimelio-star alla mostra Superhuman Performance, L'evoluzione del tessuto per lo sport che si apre al Museo del Tessuto di Prato (fino al 30 novembre). «Mio padre che era molto devoto di Santa Teresa del Bambin Gesù la donò alla chiesa di Santa Petronilla a Siena insieme ad altre due maglie vittoriose - racconta Andrea Bartali, il figlio di 'Ginettaccio' - e lì è rimasta finché non è stata richiesta dal Museo del Ciclismo di Erba. Ma appartiene sempre alla parrocchia senese e infatti mi ha accompagnato il parroco, Padre Claudio Giusepponi, che per un mese l'anno se la riprende a Siena. Adesso sono felice che possa essere messa a confronto con quelle tecnologiche di oggi alla mostra di Prato. Perché questa maglia gialla non è antivento, né idrorepellente, è di lana e sui tornanti francesi si è inzuppata come mai!». Altri tempi, altri campioni (coraggiosi e anche patriottici visti quei difficili momenti del '48), altro tipo di abbigliamento per lo sport. Ed ecco che il Museo del Tessuto di Prato ha deciso di ricordare i grandi di ieri e i loro abiti da gara e di esaltare le performance degli atleti di oggi, che possono invece contare su materiali magici. Un esempio? «Il costume 'LZR-Racer' che la Speedo ha creato per il campione del mondo di nuoto Michael Phelps racconta Patricia Kinsella, curatrice della mostra promossa dalla Fondazione Museo del Tessuto - che è a bassissima resistenza aerodinamica e rende il corpo dell'atleta come un siluro. Ma anche armi magiche come le maglie dei giocatori di rugby che aiutano a riprendersi dalle fatiche, la tuta di Valentino Rossi che è una vera bomba tecnologica perché fatta in tessuto balistico proprio a Prato, e un costume couture fucsia come quello ricamato di paillettes che Roberto Cavalli ha realizzato per Carolina Kostner, oro agli europei del 2007».

NELL'ANNO delle Olimpiadi di Pechino arriva questa interessante iniziativa culturale che verrà inaugurata proprio in occasione del 74° Pitti Uomo: in mostra a Prato 70 oggetti tra capi di abbigliamento e divise sportive provenienti da aziende come Fila, Speedo, Danese, O'Neil, Puma, e cimeli storici come un costume da uomo del 1910 in pelle di foca o autarchica lana nazionale, la polo di Bjorn Borg del'77 a Wimbledon e i pantaloncini di Adriano Panatta 'white line' con cui affrontò gli Internazionali di Roma del 1974, le tute di Tomba e di Soldini. «Puntiamo sulla contemporaneità però - spiega Andrea Cavicchi, presidente della Fondazione Museo del Tessuto fondata nel 2003 - e come sempre vogliamo sviluppare al massimo il rapporto con le aziende tessili del territorio che fin dagli anni Ottanta sono state pioniere nell'invenzione di tessuti ad altissima performance per lo sport». Come la Pontetorto che ha inventato il pile e che è uno dei principali sponsor dell'esposizione che si spera possa bissare il bel successo della mostra su Thayaht e la tuta. Passa il tempo, cambia lo sport, cambiano protagonisti e materiali per la gara. E cambia Prato che, nonostante la diversificazione, resta il distretto tessile più importante d'Europa. «Una trasformazione che è necessario seguire - dice Filippo Guarini, direttore del Museo del Tessuto - ed è per questo che vogliamo essere l'interfaccia culturale del distretto e raccontare tutta la ricerca tessile che si è sviluppata negli ultimi trent'anni».

di EVA DESIDERIO