Dalla mitica maglia di Bartali al costume di Phelps. Tessuti ‘magici’ in mostra a Prato.

 

PICCOLA, quasi lisa, affascinantissima nel suo stile austero e povero. Se ne sta chiusa sotto vetro con tanto di cornice e brilla nel colore che l’ha resa mitica. E’ la maglia gialla che Gino Bartali conquistò nel luglio del 1948 al giro di Francia e che dal 20 giugno tutti potranno ammirare come cimelio-star alla mostra Superhuman Performance, L’evoluzione del tessuto per lo sport che si apre al Museo del Tessuto di Prato (fino al 30 novembre). «Mio padre che era molto devoto di Santa Teresa del Bambin Gesù la donò alla chiesa di Santa Petronilla a Siena insieme ad altre due maglie vittoriose – racconta Andrea Bartali, il figlio di ‘Ginettaccio’ – e lì è rimasta finché non è stata richiesta dal Museo del Ciclismo di Erba. Ma appartiene sempre alla parrocchia senese e infatti mi ha accompagnato il parroco, Padre Claudio Giusepponi, che per un mese l’anno se la riprende a Siena. Adesso sono felice che possa essere messa a confronto con quelle tecnologiche di oggi alla mostra di Prato. Perché questa maglia gialla non è antivento, né idrorepellente, è di lana e sui tornanti francesi si è inzuppata come mai!». Altri tempi, altri campioni (coraggiosi e anche patriottici visti quei difficili momenti del ’48), altro tipo di abbigliamento per lo sport. Ed ecco che il Museo del Tessuto di Prato ha deciso di ricordare i grandi di ieri e i loro abiti da gara e di esaltare le performance degli atleti di oggi, che possono invece contare su materiali magici. Un esempio? «Il costume ‘LZR-Racer’ che la Speedo ha creato per il campione del mondo di nuoto Michael Phelps racconta Patricia Kinsella, curatrice della mostra promossa dalla Fondazione Museo del Tessuto – che è a bassissima resistenza aerodinamica e rende il corpo dell’atleta come un siluro. Ma anche armi magiche come le maglie dei giocatori di rugby che aiutano a riprendersi dalle fatiche, la tuta di Valentino Rossi che è una vera bomba tecnologica perché fatta in tessuto balistico proprio a Prato, e un costume couture fucsia come quello ricamato di paillettes che Roberto Cavalli ha realizzato per Carolina Kostner, oro agli europei del 2007».

NELL’ANNO delle Olimpiadi di Pechino arriva questa interessante iniziativa culturale che verrà inaugurata proprio in occasione del 74° Pitti Uomo: in mostra a Prato 70 oggetti tra capi di abbigliamento e divise sportive provenienti da aziende come Fila, Speedo, Danese, O’Neil, Puma, e cimeli storici come un costume da uomo del 1910 in pelle di foca o autarchica lana nazionale, la polo di Bjorn Borg del’77 a Wimbledon e i pantaloncini di Adriano Panatta ‘white line’ con cui affrontò gli Internazionali di Roma del 1974, le tute di Tomba e di Soldini. «Puntiamo sulla contemporaneità però – spiega Andrea Cavicchi, presidente della Fondazione Museo del Tessuto fondata nel 2003 – e come sempre vogliamo sviluppare al massimo il rapporto con le aziende tessili del territorio che fin dagli anni Ottanta sono state pioniere nell’invenzione di tessuti ad altissima performance per lo sport». Come la Pontetorto che ha inventato il pile e che è uno dei principali sponsor dell’esposizione che si spera possa bissare il bel successo della mostra su Thayaht e la tuta. Passa il tempo, cambia lo sport, cambiano protagonisti e materiali per la gara. E cambia Prato che, nonostante la diversificazione, resta il distretto tessile più importante d’Europa. «Una trasformazione che è necessario seguire – dice Filippo Guarini, direttore del Museo del Tessuto – ed è per questo che vogliamo essere l’interfaccia culturale del distretto e raccontare tutta la ricerca tessile che si è sviluppata negli ultimi trent’anni».

di EVA DESIDERIO